Value bet: come calcolarla
Una giocata ha valore quando la probabilità stimata di un esito è più alta della probabilità implicita nella quota offerta. Non è una previsione più azzeccata delle altre: è un confronto fra due numeri, e senza il secondo numero il confronto non esiste.

Il calcolo si fa in tre passaggi, tutti con la calcolatrice del telefono.
Dalla quota alla probabilità
La probabilità implicita in una quota decimale è uno diviso la quota. Una quota di 2,00 implica il cinquanta per cento, 2,50 implica il quaranta, 4,00 implica il venticinque.
Sommando le probabilità implicite di tutti gli esiti di un mercato si ottiene sempre più del cento per cento: la differenza è il margine dell'operatore. Su una partita quotata 2,30 per la squadra di casa, 3,40 per il pareggio e 3,20 per la trasferta, le tre probabilità implicite valgono 43,5, 29,4 e 31,3 per cento, in totale 104,1: il margine è di 4,1 punti.
Quel margine va tolto prima di qualsiasi confronto, perché è la ragione per cui giocare a caso è perdente nel lungo periodo anche indovinando esattamente la metà delle partite.
Il valore atteso, con i numeri
Il valore atteso di una giocata si ottiene moltiplicando la probabilità stimata per la quota e sottraendo uno. Il risultato è il guadagno medio per ogni euro giocato, ripetendo la stessa situazione molte volte.
Se si stima che un esito abbia il quarantacinque per cento di probabilità e la quota offerta è 2,50, il conto è 0,45 per 2,50 meno uno, cioè più 0,125: dodici centesimi e mezzo di guadagno atteso per ogni euro giocato. La stessa stima contro una quota di 2,10 dà invece meno 0,055, cioè una giocata perdente nel lungo periodo. La quota di pareggio si trova dividendo uno per la probabilità stimata: con il quarantacinque per cento serve almeno 2,22.
Il punto debole è la stima
Tutta la costruzione poggia sul numero che l'operatore non fornisce: la probabilità stimata. Se quella stima è imprecisa di pochi punti, il segno del valore atteso si ribalta, e nessuna formula se ne accorge.
Le stime serie nascono da conteggi, non da impressioni: quante volte in stagione una squadra ha concluso sopra una certa soglia, quante partite ha chiuso sotto i tre gol, come cambiano i numeri in casa e fuori. Una stima costruita così è verificabile; una stima costruita sulla sensazione della settimana non lo è.
Il valore atteso positivo, infine, non promette nulla sulla singola giocata. Descrive una media su molte ripetizioni: nel breve periodo la sequenza dei risultati resta rumorosa, ed è proprio in quel rumore che la maggior parte delle strategie viene abbandonata troppo presto o troppo tardi.